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L’antipolitica non è Grillo. Grillo è incazzato, come tutti gli italiani.

In questi giorni, anche grazia o a causa delle votazioni che ci sono state nel week end appena passato, tutti i presunti attuali politici, tutte le trasmissioni televisive e tutta la carta stampata ha accostato il termine Anti Politica a Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle.

Siamo sicuri che siano realmente l’Anti Politica?

Personalmente la penso diversamente. Beppe Grillo in questo momento non rappresenta l’Anti Politica, ma rappresenta l’insoddisfazione e l’incazzatura dell’italiano medio in questo periodo.
L’Anti Politica esiste da anni. Basti pensare a tutta le gente passata da Tangentopoli in poi. Gli attuali (presunti) politici, è gente senza rispetto per i propri cittadini. Gente piena di soldi, gente che non è mai andata a fare la spesa rendendosi conto di non poter comprare molte cose sennò le bollette non si sa come pagarle. E’ gente che non conosce la vergogna. Gente che fa di tutto per raccomandarsi a vicenda, raccomandare i propri figli, le proprie famiglie.
E’ gente che non conosce il rispetto.
De Gasperi diceva che “politica vuol dire realizzare”. Loro si sono autorealizzati: carriera politica, donne, cibi prelibati, macchinoni, viaggi intercontinentali, proprietà immobiliari, vestiti griffati. Tutto fatto con i soldi pubblici dati ai partiti. E’ gente che quando è intervistata dice sempre e solo le stesse cose. Parla di giovani ma mai li prendono in considerazione. Parla di tagli ma poi aggiungono tasse. Parla di pensioni e poi le tolgono a tutti. Si insomma, predicano bene ma razzolano male.

L’Anti Politica non è Beppe Grillo. Beppe Grillo è soltanto un italiano incazzato, un italiano a cui non va giù pagare le tasse senza sapere dove vanno i propri soldi. E’ un italiano a cui da fastidio scoprire ogni giorno che ci sono presunti politici laureati grazie ad acquisti effettuati all’estero (dato che in Italia nemmeno il diploma di scuola superiore riuscirebbero ad ottenere STUDIANDO); è un italiano a cui non va giù che i partiti vengano finanziati con i rimborsi pubblici cinque volte maggiori alle effettive spese; è un italiano contro i meccanismi da usurai delle banche; è un italiano deluso dalla misera politica di questi anni, è un italiano INCAZZATO come tutti gli italiani medi.

Quello che sta predicando Beppe Grillo – che non sta facendo campagna elettorale per autocandidarsi (cosa che non vuole fare), ma per mandare via i presunti politici di ora – attualmente, insieme al suo Movimento 5 Stelle è la voce all’unisono dell’italiano medio, il quale ora come ora è talmente frustrato e deluso che fa fatica a credere in un futuro roseo.

Cari presunti politici, Beppe Grillo esiste da anni, ma è sempre stato sottovalutato e anche poco considerato come persona seria. Ora però vi fa paura. Con che coraggio dite che è un buffone??? Lui? Per caso comincia a far paura che il Movimento 5 Stelle ha un adesione presunta del 6%, corrispondente a circa 3 milioni di italiani votanti. I numeri sono ancora relativamente bassi, ma tendono a crescere.
Fate bene ad aver paura. Siete voi che avete perso talmente tanto la credibilità che se un gruppo di italiani medi vi becca in giro, non so fino a quanto questi vengano a darvi la mano come dite sempre in tv.

L’italiano medio fino ad ora ha subito tutto passivamente, combattendo, suicidandosi perchè è apparentemente l’unico modo per risolvere i problemi (i giornalisti ci sguazzano perchè un suicidio corrisponde ad una prima pagina, allo share che aumenta).
Non avendo la sfera di cristallo non posso dire con certezza che se sale al potere il Movimento 5  Stelle i problemi si risolvano. So per certo che dare un’opportunità sia lecito. Personalemente gliela darei eccome.
Cari presunti politici, dovete pagare questa vostra straffottenza nei nostri confronti. La plebe.

 

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1° Maggio: dalle origini ad oggi.

Perchè proprio il 1° maggio?

Tutto ebbe inizio nel lontano maggio 1886 quando negli Stati Uniti dei lavoratori di Chiacago si riunirono in piazza per protestare contro i datori di lavoro che non rispettavano la legge che istituiva il tetto massimo delle otto ore lavorative. Per placare lo sciopero, la polizia sparò sopra la folla di lavoratori, uccidendone due.
Nei giorni successivi, altre manifestazioni vennere represse dalla polizia. Il culmine ci fu nella manifestazione di Haymarket, piazza del mercato e delle macchine agricole, dove vennero uccisi (a causa di un attentato) altre persone (sia manifestanti che poliziotti).
I responsabili dell’organizzazione della manifestazione vennero arrestati e processati – sette di loro vennero anche condannati a morte con motivazioni traballanti – quattro persone vennero uccise, una persona si suicidò il giorno prima della sua esecuzione e due condanne a morte vennero trasforamte in ergastoli dal governatore dell’Illinois.
Nel 1890, a fronte di questi avvenimenti, la Seconda internazionale socialista, decise di promuovere in tutto il mondo il 1° maggio come festa dei lavoratori, in onore di quei lavoratori innocenti che protestavano per l’attuazione dei propri diritti.

Il 1° Maggio in Italia:

Il 1° maggio del 1947 duemila contadini siciliani, protestavano contro il latifondismo di Portella della Ginestra, nei pressi di Palermo. Undici manifestanti vennero uccisi da un attacco a fuoco ordito dalla mafia con complici coloro a cui dava fastidio la manifestazione. I morti si chiamavano Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo, Giuseppe Di Maggio, Castrense Intravaia, Giovanni Grifò, Vincenza La Fata. Tre di loro avevano meno di 13 anni. I feriti furono 27.

Il 1° maggio del 1990 ci fu il primo Concerto a Roma organizzato dai tre maggiori sindacati CGIL, CISL e UIL. Questo concerto è diventato un rito, un’abitudine con lo scopo di festeggiare i lavoratori.
La domanda che sorge spontanea, è per quale motivo il concerto deve essere ancora fatto? A parte il marasma generale, l’ubriacatura totale degli spettatori che porta poi alla distruzione completa di Roma, mi pare che questo concert abbia perso qualsiasi valenza politica e sia solo un modo con cui i sindacati cercano di parlare e tutelare i giovani lavoratori italiani.
Perchè queste energie mediatiche,organizzative ed economiche utilizzate da parte dei sindacati per l’organizzazione del concerto, non vengono utilizzate dagli stessi sindacati per dare vita ad iniziative politiche serie a favore dei giovani lavoratori italiani?
Ci si rende conto che non basta parlare di giovani ad un concerto per tutelare un lavoratore?
I sindacati si rendono conto che dai dati della sindacalizzazione emerge che meno del 19% dei lavoratori italiani under 34 anni è iscritto ad un sindacato? Sanno leggere e capire che se non fanno qualcosa per coinvolgere seriamente i giovani, non avranno più persone iscritte?
Il sindacato si rende conto che dal 2004 ad oggi (quindi da prima a dopo la crisi), il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato al 35,9%

Quindi mi chiedo se sia meglio faticare per organizzare un concerto per  dare la parvenza che si tuteli il giovane oppure è meglio sedersi a tavolino con i giovani e valutare il da farsi politico?

Strage di Firenze, indignazione totale.

Mi vergogno di quello che è successo. Nel 2011 arrivare ancora ad atti del genere. Ha ragione questo signore. La crisi non farà altro che aumentare i disagi sociali.
Eppure basterebbe un minimo di intelligenza in più e certe cose si eviterebbero. Non esistono razze, Dio Santo.

Eppure anche io, magari in treno o in metrò, appena vedo una persona non italiana, tendo sempre ad avere una sorta di paura, come se noi italiani non fossimo dei delinquenti. Bisogna condividere pensieri di rispetto, per tutti, reciprocamente. Quando ho sentito di questa strage, mi sono commosso. sentire poi che uno delle due vittime, precisamente Diop, si trovava per caso in quel mercato (dovendo sostituire una sua amica alla bancarella, solo per quel giorno), mi si stringe di più il cuore.

Ricordo quando lessi il meraviglioso libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. Rimasi colpito da un passaggio molto chiaro:

“Il rispetto è essenziale. D’altra parte la gente non pretende l’amore, ma di essere rispettata nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire sapere ascoltare. Vuol dire avere riguardo e considerazione. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L’amore e l’amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ma in partenza non bisogna avere alcun giudizio preconcetto. Invece il razzista si sviluppa grazie ai pregiudizi sui popoli e sulle loro culture.”

Ora, analizzando il fatto di Firenze, passando anche dalla strage di Liegi sempre di qualche giorno fa, e arrivando alla mia paura in metro, mi chiedo: “Dov’è il rispetto?” Non esiste. Il rispetto non c’è. Eppure, cazzo, siamo tutti uguali. Esistono italiani buoni, italiani che spacciano e uccidono. Esistono africani sia buoni che cattivi, come sudamericani, giapponesi, cinesi.

L’uomo razzista è brutale. Il razzista purtroppo non usa la ragione intrinseca dell’uomo, ma questa, viene messa da parte dall’istinto primordiale di paura nel “diverso”, in colui che non si conosce.

Sono estremamente sicuro, che se conoscessi la maggior parte di coloro che istintivamente mi fanno paura, mi renderei conto che c’è da aver paura più di chi è uguale a me.

                          Christian

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