Archivio mensile:gennaio 2012

Liberi? Ma quando mai.

 

La libertà è come questa immagine: pensiamo di essere liberi, invece siamo, metaforicamente parlando, dietro le sbarre.
Spesso pensiamo di essere liberi, soli. Invece no, siamo sempre al centro dell’attenzione.
Per esempio, ci si ferma in autogrill. Pieno di telecamere. Sanno all’istante quanti panini si mangiano, quante coche, birre o chinotti si bevono. Le telecamere non servono solo per i ladri, ma anche alle multinazionali in modo da essere super informati su cosa preferiamo. Così facendo, il mese dopo guardacaso, ciò che maggiormente preferiamo ce lo troviamo in prima fila, ad altezza uomo, sugli scaffali. Che gentili.
Esci dall’autogrill e ci becca l’autovelox. Taaac, sanno dove vai.
Pagate con la carta di credito e sanno perfettamente cosa si spende, fino all’ultimo centesimo.
Vi sentite male, andate all’ospedale, vi curano e tutti sanno di te.
Chatti nei social network e sanno cosa dici alle persone che senti. Sanno dove sei grazie anche alla localizzazione, oppure sanno che tipo di musica ascolti. Quando e quanto l’ascolti.
Shakspeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che non possiamo nemmeno immaginarci. Beh, si chiamano satelliti e sanno anche quando sei sul cesso.

Ed ora, chiediamoci se siamo liberi.

Secondo voi, saremo liberi di chiedercelo ad alta voce o c’è il rischio dell’effetto Truman Show?

Annunci

Giovane = (non) lavoro.

 

L’argomento più ricorrente di quando parlo con amici ed i  miei coetanei è uno solo: il lavoro, o meglio, il (Non) lavoro.
La possibilità per un giovane di avere un lavoro regolare e con prospettive indeterminate è pari a zero.
Esistono varie condizioni dei giovani: coloro che non ce la fanno nemmeno a finire le scuole superiori, quindi decidono di ritirarsi; coloro che si diplomano; chi si laurea; coloro che il lavoro (più o meno precario che fosse) l’hanno perso o coloro che lavorano ma non sono in regola, quindi è come se non lavorassero.

Il punto in comune di tutti questi giovani è che tutti sono costretti a vivere in bilico. Nessuno sa cosa li attende nel futuro. Anzi, la maggior parte di noi, teme questa parola: “Non so nemmeno se mi chiamano al ristorante per lavorare domani, figurati se penso a me fra tre anni“.

Non valgono nemmeno i discorsi fatti dagli adulti, i quali continuano a dire che i giovani d’oggi sono senza progetti futuri: vorrei ricordare ai vecchi, soprattutto coloro che restano nel mondo del lavoro per beneficiare dei propri salari e privilegi (politici, presidenti d’aziende ecc) che se togliessero il proprio culo dal ruolo che ricoprono capendo che sarebbe l’ora di cedere il posto a qualcuno di più giovane, il ciclo continuerebbe come dovrebbe. Invece no. Il ciclo non andrà mai avanti: il 70enne ricopre fino alla morte il proprio ruolo e il giovane rimarrà sempre in lista d’attesa.

Risultati? In Italia, i giovani tra i 15 e i 29 anni senza un lavoro sono circa 2 milioni e 200 mila. Equivalenti al 22% . Una percentuale altissima.

In merito a questo discorso, ho sentito dire da Saviano una cosa secondo me giusta, interessante e che rispecchia il presente. Sostanzialmente diceva che una volta, se una persona aveva una determinata passione e doveva scegliere se vivere della propria passione o studiare per un lavoro sicuro, indubbiamente avrebbe optato per la seconda scelta, perché sarebbe stata più facile da realizzare. Oggi non è così. Oggi, sia che scegli di vivere della tua passione, sia che scegli un altro percorso, sicuramente troverai gli stessi ostacoli prima di giungere al traguardo (SE al traguardo ci arrivi). Quindi, siamo arrivati ad un punto in cui conviene scegliere di vivere delle proprie passioni, almeno il tutto è affrontato con il cuore.

Nonostante io abbia un lavoro (temporaneo), già penso al mio futuro.
“Beh al limite potrei andare all’estero” (è pur sempre un’esperienza formativa), “Beh ma magari sono fortunato e trovo subito un altro lavoro, oppure no”.

Anche chi ha un bel lavoro, ha le stesse paure di chi non lo ha perché niente è sicuro:

…quale sarà il mio futuro?

 

Perchè ascolto il rap italiano.

Esistono vari modi di fare rap, i quali ovviamente rientrano tutti nel “codice rap”, che per natura è caratterizzato da volgarità e attacchi frontali: c’è il rap auto-celebrativo; il rap che ha come tema l’amore/sesso, i soldi o la droga; poi c’è il rap cazzuto, in cui oltre a dire quattro cazzate in rima non fai niente. E infine c’è quello che preferisco io: il rap di denuncia. Questo tipo di rap, lo accosto in automatico alla parola “VERITA'”.

Prendiamo ad esempio la canzone “Anni Zero” dei Club Dogo:

“Tutto è possibile negli anni zero
sbirri uccidono nel carcere (1): tu dici “non è vero!”
negli anni zero sembra che tutto è normale
tu dici escort ma a me sembrano puttane (2)

(…)
negli anni zero va tutto al contrario quindi se ti vedo in tele che fai il macho,
zio per farlo tu hai dovuto fare il frocio (3)
credete alle bugie degli anni zero,
non credete a niente a cui dovreste credere davvero. (4)”

Questa è la strofa di Guè:

  1. Stefano Cucchi ad esempio;
  2. devo fare riferimenti? Non mi pare;
  3. Leggi qui;
  4. Ora come ora è tutto basato su falsi riferimenti da seguire (politici, tronisti ..)
questo vostro Cavaliere non mi sembra un condottiero
ruba e fotte e da la colpa ai Comunisti
ministri vanno a troie e le troie fanno i ministri (1)
(…)
e pure dare al mondo un figlio in questi anni non conviene
che poi si ammazza con la coca se va bene (2)
(…)
questi preti danno un’ostia che può farvi molto male
toccano i figli e dopo invocano la gogna
fra ma il papa è muto(3)
(…)
la magia degli anni zero: le bugie sembrano vere. (4)
Questa invece è la strofa di Jake : queste non le esplicito nemmeno, sono già fin troppo chiare cosi’.
Ovviamente non c’è solo questa canzone. Quasi tutte le canzoni di Fibra hanno riferimenti chiari alla situazione che si vive in questo momento. Oppure mi viene in mente anche *Roie, di Marracash, nella quale il rapper denuncia tutto il puttanaio femminile che c’è in questo periodo.
Il rapper, in 10 versi, ti mette di fronte alla realtà attuale. Meglio di un giornalista, più chiaro di una trasmissione televisiva in cui super coglioni parlano a vanvera. Il rapper se ne frega altamente se va controcorrente (o Controcultura). E’ giusto che sia così, se si vuole svegliare la massa.
Vi dò a disposizione tutto il tempo che volete per cercarmi altre persone che fanno una cosa del genere (escludendo Travaglio, perché se no è troppo facile).
Se penso ad altri generi musicali – Tabula Rasa -. Prendiamo in considerazione il pop italiano. Non si fa altro che parlare di amore. “Tu mi hai lasciato di qui, tu mi hai lasciato di la”. Questo è scontato. Il pop in sé non può dire cose scomode. Un Tiziano Ferro ci ha messo anni a fare Outing. (Lo apprezzo perchè ha esplicitato che “KING DEL RAP” di Marra è l’album italiano del 2011, per i contenuti.) Una Pausini non va oltre al “Sono vicina alle vittime..” scritto sul profilo, ma non si è mai sentita fare un discorso politico. Idem Ligabue. Non prendo in considerazione poi i nuovi cantanti, quelli di XFactor/Amici i quali e le quali sono fenomeni con il timer innescato. “Chissà se fra un anno ci sarò ancora?”

Solo il rapper può fare e dire quello che vuole. Il genere glielo permette. E’per questo che questo genere è ascoltato molto dai giovani, e non solo, dato che il pubblico si estende anche ad over 30.
Il ragazzino di 15 anni, che di sicuro non guarda il Tg o legge i giornali, sente una rima su Marrazzo? “Aspetta che vado in google e vedo chi è sto coglione e perchè è citato”. E cosi via.. capendo, con una canzone, molte cose che, vuoi per l’età, vuoi per il menefreghismo che ne deriva, non avrebbe mai capito.
Per chi invece è già più informato tutto risulta più facile:
Senti una rima su Lele Mora? Sai già cosa c’è dietro. Il cantante cita Scajola o Renzo Bossi? Beh è evidente che si riferisce alla casa vicino al Colosseo e ad un ignorantone del cazzo che se stesse zitto riceverebbe più applausi.
“Cosa aiuta il rapper in questo caso? Un livello culturale piatto. Ti dico il nome? Sai già a cosa mi riferisco. I personaggi rappresentano degli scenari”.(Fibra durante l’intervista al “Fatto Quotidiano”).
Sono pienamente d’accordo quando De Gregori dice che il rapper è il nuovo cantautore. Anche se l’unica differenza fondamentale è che il rapper non è aiutato dalla stampa.

Questo tipo di rap lo adoro. E’ il modo più “semplice” per trasmettere messaggi agli ascoltatori. “Ei ascoltatore, apri gli occhi perchè il politico ti sta fottendo, perchè quella troia o quel deficiente ti stanno mettendo in cattiva luce spargendo ignoranza, perchè ti devi svegliare e dire la tua.”

P.s. Per i meno informati, se ascolto rap, non necessariamente mi drogo o faccio il gangsta.
Il pregiudizio è comune.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: