Auguri Mamma

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso.
A te ho nascosto tutto.

(…)

 

Erri De Luca – Mamm’Emilia

Pausa pranzo in discoteca: in Svezia si fa!

 

 Foto: la Deejay Jessie Granqvist in un Lunch Beat a Stoccolma il 20 marzo 2012 (AP Photo/Kirsten Thyberg Eddyson)

Ho letto questa notizia qualche giorno fa, sul Il Post. Ebbene si. Negli ultimi anni in Svezia si è sviluppato un nuovo modo di passare la pausa pranzo. Tutti in discoteca. Questa moda si chiama Lunch Beat ed è stata inventata da un gruppo di 14 amici nel giugno 2010, che hanno ballato nel garage dell’azienda in cui lavoravano. In poco tempo questa moda si è protratta anche in Svezia, Serbia e Finlandia e a breve arriverà anche a Porto e a Bruxelles.
Il Lunch Beat ha un minfesto di dieci regole, che devono obbligatoriamente essere rispettate: deve durare un’ora e coincidere con la pausa pranzo. Prevede un dj set di 60 minuti precisi. Non si deve consumare alcool e droghe e deve comprendere un pasto veloce, solitamente panino bevanda e frutto ed è assolutamente vietato parlare di lavoro. La regola fondamentale è che si deve ballare, sennò, si legge nel manifesto, “andate a pranzare da un’altra parte”.

L’idea principale di questa pausa pranzo è che i lavoratori passino un’oretta al centro della giornata lavorativa in cui possono sfogarsi scaricando la tensione per poi andare a lavorare in modo tranquillo.
L’idea è piaciuta soprattutto per questo. Liberare le tossine negative che ti porta il lavoro a metà giornata fa si che poi si ricominci senza accumularle a quelle del pomeriggio.
La cosa più affasciante è che in quest’ora di puro divertimento, ci sono persone con lavori di ogni tipo. Pubblicitari, designer, ingegneri, broker assicurativi.
E’ capitato molto spesso che sia l’azienda stessa che acquista i biglietti di entrata per i propri dipendenti, perchè riconoscono sia un evento che abbia un aspetto più salutare che trasgressivo confermando che il lavoratore dopo aver ballato per un’ora abbia più voglia di tornare al lavoro.
Nel 2011 l’espressione “lunch disco” è stata  riconosciuta dal Consiglio del linguaggio svedese e nel dicembre dello stesso anno il fondatore del Lunch Beat, Molly Ränge, arrivò al secondo posto in un elenco stilato da Shortcut  (la principale rivista che si occupa di lavoro in Svezia) sulle cento persone che hanno reso la Svezia un posto più divertente in cui vivere.

Video di un Luch Beat

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L’antipolitica non è Grillo. Grillo è incazzato, come tutti gli italiani.

In questi giorni, anche grazia o a causa delle votazioni che ci sono state nel week end appena passato, tutti i presunti attuali politici, tutte le trasmissioni televisive e tutta la carta stampata ha accostato il termine Anti Politica a Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle.

Siamo sicuri che siano realmente l’Anti Politica?

Personalmente la penso diversamente. Beppe Grillo in questo momento non rappresenta l’Anti Politica, ma rappresenta l’insoddisfazione e l’incazzatura dell’italiano medio in questo periodo.
L’Anti Politica esiste da anni. Basti pensare a tutta le gente passata da Tangentopoli in poi. Gli attuali (presunti) politici, è gente senza rispetto per i propri cittadini. Gente piena di soldi, gente che non è mai andata a fare la spesa rendendosi conto di non poter comprare molte cose sennò le bollette non si sa come pagarle. E’ gente che non conosce la vergogna. Gente che fa di tutto per raccomandarsi a vicenda, raccomandare i propri figli, le proprie famiglie.
E’ gente che non conosce il rispetto.
De Gasperi diceva che “politica vuol dire realizzare”. Loro si sono autorealizzati: carriera politica, donne, cibi prelibati, macchinoni, viaggi intercontinentali, proprietà immobiliari, vestiti griffati. Tutto fatto con i soldi pubblici dati ai partiti. E’ gente che quando è intervistata dice sempre e solo le stesse cose. Parla di giovani ma mai li prendono in considerazione. Parla di tagli ma poi aggiungono tasse. Parla di pensioni e poi le tolgono a tutti. Si insomma, predicano bene ma razzolano male.

L’Anti Politica non è Beppe Grillo. Beppe Grillo è soltanto un italiano incazzato, un italiano a cui non va giù pagare le tasse senza sapere dove vanno i propri soldi. E’ un italiano a cui da fastidio scoprire ogni giorno che ci sono presunti politici laureati grazie ad acquisti effettuati all’estero (dato che in Italia nemmeno il diploma di scuola superiore riuscirebbero ad ottenere STUDIANDO); è un italiano a cui non va giù che i partiti vengano finanziati con i rimborsi pubblici cinque volte maggiori alle effettive spese; è un italiano contro i meccanismi da usurai delle banche; è un italiano deluso dalla misera politica di questi anni, è un italiano INCAZZATO come tutti gli italiani medi.

Quello che sta predicando Beppe Grillo – che non sta facendo campagna elettorale per autocandidarsi (cosa che non vuole fare), ma per mandare via i presunti politici di ora – attualmente, insieme al suo Movimento 5 Stelle è la voce all’unisono dell’italiano medio, il quale ora come ora è talmente frustrato e deluso che fa fatica a credere in un futuro roseo.

Cari presunti politici, Beppe Grillo esiste da anni, ma è sempre stato sottovalutato e anche poco considerato come persona seria. Ora però vi fa paura. Con che coraggio dite che è un buffone??? Lui? Per caso comincia a far paura che il Movimento 5 Stelle ha un adesione presunta del 6%, corrispondente a circa 3 milioni di italiani votanti. I numeri sono ancora relativamente bassi, ma tendono a crescere.
Fate bene ad aver paura. Siete voi che avete perso talmente tanto la credibilità che se un gruppo di italiani medi vi becca in giro, non so fino a quanto questi vengano a darvi la mano come dite sempre in tv.

L’italiano medio fino ad ora ha subito tutto passivamente, combattendo, suicidandosi perchè è apparentemente l’unico modo per risolvere i problemi (i giornalisti ci sguazzano perchè un suicidio corrisponde ad una prima pagina, allo share che aumenta).
Non avendo la sfera di cristallo non posso dire con certezza che se sale al potere il Movimento 5  Stelle i problemi si risolvano. So per certo che dare un’opportunità sia lecito. Personalemente gliela darei eccome.
Cari presunti politici, dovete pagare questa vostra straffottenza nei nostri confronti. La plebe.

 

1° Maggio: dalle origini ad oggi.

Perchè proprio il 1° maggio?

Tutto ebbe inizio nel lontano maggio 1886 quando negli Stati Uniti dei lavoratori di Chiacago si riunirono in piazza per protestare contro i datori di lavoro che non rispettavano la legge che istituiva il tetto massimo delle otto ore lavorative. Per placare lo sciopero, la polizia sparò sopra la folla di lavoratori, uccidendone due.
Nei giorni successivi, altre manifestazioni vennere represse dalla polizia. Il culmine ci fu nella manifestazione di Haymarket, piazza del mercato e delle macchine agricole, dove vennero uccisi (a causa di un attentato) altre persone (sia manifestanti che poliziotti).
I responsabili dell’organizzazione della manifestazione vennero arrestati e processati – sette di loro vennero anche condannati a morte con motivazioni traballanti – quattro persone vennero uccise, una persona si suicidò il giorno prima della sua esecuzione e due condanne a morte vennero trasforamte in ergastoli dal governatore dell’Illinois.
Nel 1890, a fronte di questi avvenimenti, la Seconda internazionale socialista, decise di promuovere in tutto il mondo il 1° maggio come festa dei lavoratori, in onore di quei lavoratori innocenti che protestavano per l’attuazione dei propri diritti.

Il 1° Maggio in Italia:

Il 1° maggio del 1947 duemila contadini siciliani, protestavano contro il latifondismo di Portella della Ginestra, nei pressi di Palermo. Undici manifestanti vennero uccisi da un attacco a fuoco ordito dalla mafia con complici coloro a cui dava fastidio la manifestazione. I morti si chiamavano Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo, Giuseppe Di Maggio, Castrense Intravaia, Giovanni Grifò, Vincenza La Fata. Tre di loro avevano meno di 13 anni. I feriti furono 27.

Il 1° maggio del 1990 ci fu il primo Concerto a Roma organizzato dai tre maggiori sindacati CGIL, CISL e UIL. Questo concerto è diventato un rito, un’abitudine con lo scopo di festeggiare i lavoratori.
La domanda che sorge spontanea, è per quale motivo il concerto deve essere ancora fatto? A parte il marasma generale, l’ubriacatura totale degli spettatori che porta poi alla distruzione completa di Roma, mi pare che questo concert abbia perso qualsiasi valenza politica e sia solo un modo con cui i sindacati cercano di parlare e tutelare i giovani lavoratori italiani.
Perchè queste energie mediatiche,organizzative ed economiche utilizzate da parte dei sindacati per l’organizzazione del concerto, non vengono utilizzate dagli stessi sindacati per dare vita ad iniziative politiche serie a favore dei giovani lavoratori italiani?
Ci si rende conto che non basta parlare di giovani ad un concerto per tutelare un lavoratore?
I sindacati si rendono conto che dai dati della sindacalizzazione emerge che meno del 19% dei lavoratori italiani under 34 anni è iscritto ad un sindacato? Sanno leggere e capire che se non fanno qualcosa per coinvolgere seriamente i giovani, non avranno più persone iscritte?
Il sindacato si rende conto che dal 2004 ad oggi (quindi da prima a dopo la crisi), il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato al 35,9%

Quindi mi chiedo se sia meglio faticare per organizzare un concerto per  dare la parvenza che si tuteli il giovane oppure è meglio sedersi a tavolino con i giovani e valutare il da farsi politico?

La vita…

Non credo di essere in grado di saper definire cosa sia e cosa rappresenti la vita però credo si possa paragonare ad una piscina. C’è gente che davanti ad una piscina si butta a capofitto, prendendo la rincorsa, credendoci, non preoccupandosi se l’acqua sia fredda o troppo  alta.  Al contrario, c’è gente che preferisce entrare in acqua dalla scaletta. Un gradino alla volta. Prima si bagnano i piedi, poi scendono di gradino e si bagnano le gambe, ma cominciano a pensare che forse non è una cosa giusta quella di scendere ancora di gradino, perché l’acqua è fredda. Dopo tante esitazioni, molto incerti, scendono ancora di gradino bagnandosi la pancia magari pentendosi perchè trovano l’acqua troppo fredda. Questi due tipi di situazioni, sono riconducibili al come prendiamo noi la vita. Credo che nella vita bisogni buttarsi senza pensare. Il fermarsi a riflettere, arrivare alla conclusione che molto probabilmente il buttarsi in un progetto, in una relazione o in un lavoro non sia fattibile, solo perché si vedono soltanto conseguenze negative, sia sintomo di paura e irresponsabilità nei propri confronti. La vita va affrontata di petto, senza rimorsi di coscienza, anche perché molto spesso, prima di buttarsi, si pensa solo alle conseguenze negative, perché quelle positive magari non si conoscono.

Liberi? Ma quando mai.

 

La libertà è come questa immagine: pensiamo di essere liberi, invece siamo, metaforicamente parlando, dietro le sbarre.
Spesso pensiamo di essere liberi, soli. Invece no, siamo sempre al centro dell’attenzione.
Per esempio, ci si ferma in autogrill. Pieno di telecamere. Sanno all’istante quanti panini si mangiano, quante coche, birre o chinotti si bevono. Le telecamere non servono solo per i ladri, ma anche alle multinazionali in modo da essere super informati su cosa preferiamo. Così facendo, il mese dopo guardacaso, ciò che maggiormente preferiamo ce lo troviamo in prima fila, ad altezza uomo, sugli scaffali. Che gentili.
Esci dall’autogrill e ci becca l’autovelox. Taaac, sanno dove vai.
Pagate con la carta di credito e sanno perfettamente cosa si spende, fino all’ultimo centesimo.
Vi sentite male, andate all’ospedale, vi curano e tutti sanno di te.
Chatti nei social network e sanno cosa dici alle persone che senti. Sanno dove sei grazie anche alla localizzazione, oppure sanno che tipo di musica ascolti. Quando e quanto l’ascolti.
Shakspeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che non possiamo nemmeno immaginarci. Beh, si chiamano satelliti e sanno anche quando sei sul cesso.

Ed ora, chiediamoci se siamo liberi.

Secondo voi, saremo liberi di chiedercelo ad alta voce o c’è il rischio dell’effetto Truman Show?

Giovane = (non) lavoro.

 

L’argomento più ricorrente di quando parlo con amici ed i  miei coetanei è uno solo: il lavoro, o meglio, il (Non) lavoro.
La possibilità per un giovane di avere un lavoro regolare e con prospettive indeterminate è pari a zero.
Esistono varie condizioni dei giovani: coloro che non ce la fanno nemmeno a finire le scuole superiori, quindi decidono di ritirarsi; coloro che si diplomano; chi si laurea; coloro che il lavoro (più o meno precario che fosse) l’hanno perso o coloro che lavorano ma non sono in regola, quindi è come se non lavorassero.

Il punto in comune di tutti questi giovani è che tutti sono costretti a vivere in bilico. Nessuno sa cosa li attende nel futuro. Anzi, la maggior parte di noi, teme questa parola: “Non so nemmeno se mi chiamano al ristorante per lavorare domani, figurati se penso a me fra tre anni“.

Non valgono nemmeno i discorsi fatti dagli adulti, i quali continuano a dire che i giovani d’oggi sono senza progetti futuri: vorrei ricordare ai vecchi, soprattutto coloro che restano nel mondo del lavoro per beneficiare dei propri salari e privilegi (politici, presidenti d’aziende ecc) che se togliessero il proprio culo dal ruolo che ricoprono capendo che sarebbe l’ora di cedere il posto a qualcuno di più giovane, il ciclo continuerebbe come dovrebbe. Invece no. Il ciclo non andrà mai avanti: il 70enne ricopre fino alla morte il proprio ruolo e il giovane rimarrà sempre in lista d’attesa.

Risultati? In Italia, i giovani tra i 15 e i 29 anni senza un lavoro sono circa 2 milioni e 200 mila. Equivalenti al 22% . Una percentuale altissima.

In merito a questo discorso, ho sentito dire da Saviano una cosa secondo me giusta, interessante e che rispecchia il presente. Sostanzialmente diceva che una volta, se una persona aveva una determinata passione e doveva scegliere se vivere della propria passione o studiare per un lavoro sicuro, indubbiamente avrebbe optato per la seconda scelta, perché sarebbe stata più facile da realizzare. Oggi non è così. Oggi, sia che scegli di vivere della tua passione, sia che scegli un altro percorso, sicuramente troverai gli stessi ostacoli prima di giungere al traguardo (SE al traguardo ci arrivi). Quindi, siamo arrivati ad un punto in cui conviene scegliere di vivere delle proprie passioni, almeno il tutto è affrontato con il cuore.

Nonostante io abbia un lavoro (temporaneo), già penso al mio futuro.
“Beh al limite potrei andare all’estero” (è pur sempre un’esperienza formativa), “Beh ma magari sono fortunato e trovo subito un altro lavoro, oppure no”.

Anche chi ha un bel lavoro, ha le stesse paure di chi non lo ha perché niente è sicuro:

…quale sarà il mio futuro?

 

Perchè ascolto il rap italiano.

Esistono vari modi di fare rap, i quali ovviamente rientrano tutti nel “codice rap”, che per natura è caratterizzato da volgarità e attacchi frontali: c’è il rap auto-celebrativo; il rap che ha come tema l’amore/sesso, i soldi o la droga; poi c’è il rap cazzuto, in cui oltre a dire quattro cazzate in rima non fai niente. E infine c’è quello che preferisco io: il rap di denuncia. Questo tipo di rap, lo accosto in automatico alla parola “VERITA'”.

Prendiamo ad esempio la canzone “Anni Zero” dei Club Dogo:

“Tutto è possibile negli anni zero
sbirri uccidono nel carcere (1): tu dici “non è vero!”
negli anni zero sembra che tutto è normale
tu dici escort ma a me sembrano puttane (2)

(…)
negli anni zero va tutto al contrario quindi se ti vedo in tele che fai il macho,
zio per farlo tu hai dovuto fare il frocio (3)
credete alle bugie degli anni zero,
non credete a niente a cui dovreste credere davvero. (4)”

Questa è la strofa di Guè:

  1. Stefano Cucchi ad esempio;
  2. devo fare riferimenti? Non mi pare;
  3. Leggi qui;
  4. Ora come ora è tutto basato su falsi riferimenti da seguire (politici, tronisti ..)
questo vostro Cavaliere non mi sembra un condottiero
ruba e fotte e da la colpa ai Comunisti
ministri vanno a troie e le troie fanno i ministri (1)
(…)
e pure dare al mondo un figlio in questi anni non conviene
che poi si ammazza con la coca se va bene (2)
(…)
questi preti danno un’ostia che può farvi molto male
toccano i figli e dopo invocano la gogna
fra ma il papa è muto(3)
(…)
la magia degli anni zero: le bugie sembrano vere. (4)
Questa invece è la strofa di Jake : queste non le esplicito nemmeno, sono già fin troppo chiare cosi’.
Ovviamente non c’è solo questa canzone. Quasi tutte le canzoni di Fibra hanno riferimenti chiari alla situazione che si vive in questo momento. Oppure mi viene in mente anche *Roie, di Marracash, nella quale il rapper denuncia tutto il puttanaio femminile che c’è in questo periodo.
Il rapper, in 10 versi, ti mette di fronte alla realtà attuale. Meglio di un giornalista, più chiaro di una trasmissione televisiva in cui super coglioni parlano a vanvera. Il rapper se ne frega altamente se va controcorrente (o Controcultura). E’ giusto che sia così, se si vuole svegliare la massa.
Vi dò a disposizione tutto il tempo che volete per cercarmi altre persone che fanno una cosa del genere (escludendo Travaglio, perché se no è troppo facile).
Se penso ad altri generi musicali – Tabula Rasa -. Prendiamo in considerazione il pop italiano. Non si fa altro che parlare di amore. “Tu mi hai lasciato di qui, tu mi hai lasciato di la”. Questo è scontato. Il pop in sé non può dire cose scomode. Un Tiziano Ferro ci ha messo anni a fare Outing. (Lo apprezzo perchè ha esplicitato che “KING DEL RAP” di Marra è l’album italiano del 2011, per i contenuti.) Una Pausini non va oltre al “Sono vicina alle vittime..” scritto sul profilo, ma non si è mai sentita fare un discorso politico. Idem Ligabue. Non prendo in considerazione poi i nuovi cantanti, quelli di XFactor/Amici i quali e le quali sono fenomeni con il timer innescato. “Chissà se fra un anno ci sarò ancora?”

Solo il rapper può fare e dire quello che vuole. Il genere glielo permette. E’per questo che questo genere è ascoltato molto dai giovani, e non solo, dato che il pubblico si estende anche ad over 30.
Il ragazzino di 15 anni, che di sicuro non guarda il Tg o legge i giornali, sente una rima su Marrazzo? “Aspetta che vado in google e vedo chi è sto coglione e perchè è citato”. E cosi via.. capendo, con una canzone, molte cose che, vuoi per l’età, vuoi per il menefreghismo che ne deriva, non avrebbe mai capito.
Per chi invece è già più informato tutto risulta più facile:
Senti una rima su Lele Mora? Sai già cosa c’è dietro. Il cantante cita Scajola o Renzo Bossi? Beh è evidente che si riferisce alla casa vicino al Colosseo e ad un ignorantone del cazzo che se stesse zitto riceverebbe più applausi.
“Cosa aiuta il rapper in questo caso? Un livello culturale piatto. Ti dico il nome? Sai già a cosa mi riferisco. I personaggi rappresentano degli scenari”.(Fibra durante l’intervista al “Fatto Quotidiano”).
Sono pienamente d’accordo quando De Gregori dice che il rapper è il nuovo cantautore. Anche se l’unica differenza fondamentale è che il rapper non è aiutato dalla stampa.

Questo tipo di rap lo adoro. E’ il modo più “semplice” per trasmettere messaggi agli ascoltatori. “Ei ascoltatore, apri gli occhi perchè il politico ti sta fottendo, perchè quella troia o quel deficiente ti stanno mettendo in cattiva luce spargendo ignoranza, perchè ti devi svegliare e dire la tua.”

P.s. Per i meno informati, se ascolto rap, non necessariamente mi drogo o faccio il gangsta.
Il pregiudizio è comune.

Assimilare merda guardando la tv.

Dopo aver letto questo articolo “Ascolti flop: il Grande Fratello verso la chiusura anticipata” non potevo crederci. Non saprei se questa testata giornalistica possa considerarsi una fonte attendibile, ma mi piace pensarla cosi.

Dopo dodici anni, il Grande Fratello potrebbe chiudere.
Questo anno potrebbe terminare con una notizia bomba, almeno per me.

Se ci fate caso, la tv ci tartassa di finti modelli da seguire. Tronisti lampadati e griffati da testa a piedi che fanno a gara per sedersi nei salotti più esclusivi dei programmi televisivi. Basta anche vedere le coppie che stanno in prima pagina di settimanali che fanno il proprio business su queste cose. Leggo di coppie che  dichiarano di amarsi, ci dicono che scopano, che si tradiscono e che la settimana dopo sono in prima pagina già con un altro uomo o un’altra donna. Rilasciano interviste senza senso, partecipano a programmi privi di significato. E’ come se i capi della tv imponessero un determinato format da seguire, cosi da rimbambire chi guarda la tv. Ora che ci penso, è utile togliere il “E’ come se”.

Vedo ragazze nude (coloro che si vestono, non faranno strada), corteggiare questi tronisti bellocci, i quali pensano di avere una vita piena, solo perchè guadagnano qualche migliaia di euro per vendere la propria immagine vuota. Tra l’altro, su Facebook gira molto la foto che ho messo di fianco. La Tommasi alle prese con un upskirt(volontario) al Chiambretti Night. Ecco cosa deve fare una ragazza per guadagnare soldi facili. Poi ci saranno quei segaioli i quali mi criticheranno perchè condanno il gesto della Tommasi. Magari mi beccherò anche dell’omosessuale, ma scusate una cosa. Se siete dei segaioli morti di figa e non avete mai visto una figa dal VIVO, non basate la vostra vita a difenderla solo perchè la fa vedere cosi facilmente (e immagino la dia altrettanto cosi facilemente). Se non riuscite a vedere una figa dal vivo, esistono vari siti che vi permetteranno di vederle senza problemi, e quei siti tra l’altro, basano la propria esistenza su questo scopo. Una cosa del genere, in una tv accessibile a tutti, è una cosa vergognosa, ma è il risultato dei tempi che stiamo vivendo: apparire, ammiccare, denudarsi per guadagnare facile.

Scommetto le mie palle, che se si chiede ad un ragazzo di 15 anni o ad una ragazza coetanea, questi rispondono che vorrebbero diventare famosi, magari far le veline o magari il belloccio palestrato, tanto etero, che per occupare il trono, magari si è anche dovuto abbassare a raccogliere la saponetta. Beh, non c’è bisogno di chiedere. Basta andare dei facebook delle ragazze, e vederle davanti allo specchio nude o quasi o dei ragazzi, per vedere il bicipide in tensione. Ste pagliacciate però non credo si possano condannare e dare la colpa solo a noi giovani. I giovani vivono il momento. I questo momento, il presente del giovane è tartassato da questo schifo.

In tv se ci fate caso, esistono programmi che puntano sull’apparenza di una persona e non su quello che la persona è. Ci hanno abituati a pensare che programmi di questo genere (devo fare i nomi? Non penso, è facile capire di che cosa parlo) siano programmi su cui basare i propri interessi, la propria vita.

Odio dover accendere la tv e vedere sempre le stesse facce, finte. Conduttori/conduttrici che perdono la faccia per far andare avanti un sistema di merda. Tutto è finto. Non esistono programmi in diretta tv e se esistono, sono rari. Ho letto che i programmi vengono anche registrati due ore prima della messa in onda, poi si passa alla cancellazione di tutte le parti che non devono essere fatte vedere al pubblico. In questo modo il programma sembra perfetto. Invece è solo apparenza, perchè è tutto finto.

Dopo dodici anni, il Grande Fratello rischia di chiudere. In altri paesi del mondo, non è nemmeno durato cosi tanto. Da noi si, ma non si dice mica “meglio tardi che mai?”. Beh, questo è sintomo di una consapevolezza in più. L’Italia comincia a stufarsi dell’apparenza, della frivolezza.

O forse sono io che mi faccio seghe mentali, e l’Italia continuerà ad amare questa merda!

Ma poi, con che coraggio mi chiedi l’offerta durante la Messa?

Le religioni sono molte nel mondo. Dal Cristianesimo all’Islam, dal Buddhismo all’Induismo solo per citarne alcune.
Per la notte di Natale, sono andato a Messa (ed è anche l’unica volta durante l’arco dell’anno che lo faccio).
Il motivo principale della mia unica presenza in Chiesa è che nel post messa, ci si scambia gli auguri e i regali di Natale. Non vado ne per una motivazione religiosa, ne tantomeno per farmi vedere: anche perchè se fosse per quest’ultimo motivo, andrei tutto l’anno come fa il 99,99% della gente.

Non credo assolutamente che miei coetanei (parlo di loro, perchè mi è più facile farne considerazioni)  vadano a Messa settimanalmente per un forte senso di fede. Al contrario, penso che questi, vadano sia per abitudine e sia per il post messa, in cui si sta insieme a ridere e scherzare.
Come nei miei coetanei, questa cosa vale anche per quelli più grandi di noi (tolto forse i più anziani.
Sono fermamente convinto che anche persone che vanno dai 30 ai 50/60 anni, frequentino le messe solo per fare presenza, per far vedere che si è sempre presenti, un giorno con la pelliccia di orso, un giorno con due diamanti da 40 carati, ad essere riduttivi.

Come non credo in chi frequenta la Chiesa, non credo nella Chiesa vista come istituzione.
Se da una parte vedo una religione chiara, dall’altra parte vedo un’Istituzione falsa, finta basata sul predicare bene e sul razzolare male.
Preti, vescovi, cardinali passano la vita a dire ai propri fedeli di fare offerte a chi vive in povertà, di aiutare il prossimo come se fosse un fratello. A vederla cosi, chi non darebbe conto alle parole di queste persone? Ma poi, la realtà è difficile da non vederla. Tutte le belle parole, rimangono tali, non diventano fatti. Basti vedere quanti immobili ha la Chiesa. Perchè non usarli TUTTI per aiutare il prossimo?

Vedo la Chiesa e percepisco un controsenso unico. “Siamo vicini alle vittime del terremoto.” “Preghiamo per le vittime di guerra.” “La guerra è una cosa che non porta del positivo, pregate affinchè questa termini” e poi, tornano nella loro mentalità, serviti e riveriti, in mezzo centinaia di metri quadrati ricoperti d’oro, indossando abiti e scarpe da migliaia di euro. Per non parlare di tutti i soldi che prendono con l’8xmille. (Anche se questi, sono solo una minima parte della ricchezza della Chiesa, sia a livello di beni immobili e sia a livello di ricchezza in generale).
E’ strano poi leggere le parole dello stesso Papa : “Chi avrà vissuto nel lusso e nell’egoismo andrà all’inferno, ma chi avrà sofferto sarà portato dagli Angeli in Paradiso”.   Sono io che vivo nel mio mondo?

Per non parlare dell’argomento omosessualità. Molti paesi, considerano l’omosessualità reato e per questo gli omosessuali meritano la pena di morte. L’ONU, qualche tempo  fa, introdusse e fece firmare una petizione con la quale si afferma che l’omosessualità non deve essere considerata  reato. Morale della favola, la Chiesa non firmò la petizione.

Potrei stare ore davanti al pc a parlare dei controsensi della chiesa, perchè questa isituzione non si salva in nessun punto di vista.
Ovviamente tra i tanti ciarlatani, c’è chi crede realmente e vive fino in fondo la parola del Signore e questa gente è da lodare.

Ma poi, con che coraggio mi chiedi l’offerta durante la Messa? 

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